Chiesa

Chiesa di San Bartolomeo

La chiesa compare per la prima volta nel 1249 in occasione della nomina del suo primo rettore, il presbitero Silvestro, chierico e cappellano della chiesa cittadina di S. Maria in via. L’edificio ecclesiastico è tuttavia antecedente. Fu fondata alla fine della riforma Gregoriana in pieno periodo di scontri tra papato e impero. E’ infatti di epoca matildina, e i motivi ora riutilizzati in facciata e nel fianco destro con motivi ad intreccio soprattutto e intrecci e denti di lupo, stanno a rappresentare questo delicato momento storico per la vita della chiesa. Infatti il doppio intreccio rappresenta lo scontro e l’incontro tra la vita e la morte, il bene e il male che sono sempre presenti nella vita dell’uomo, la guerra e la pace, il mortale e l’immortale cioè la congiunzione dell’anima col corpo ma anche appunto la lotta tra papato e impero e questa è la firma dei maestri presumibilmente comacini che vogliono rappresentare proprio il periodo in cui viene costruita la chiesa, ossia l’ultimo decennio dell’XI° sec. e i primi due del XII°. I nastri erano disposti ad incorniciare il portale d’ingresso, in quanto nel medioevo la porta d’ingresso aveva il significato per il fedele o il pellegrino che la varcava, entrare nella Gerusalemme celeste cioè in paradiso, quindi non solo in un luogo sacro ma in una dimensione ultraterrena dove appunto varcata la porta si lasciano le preoccupazioni e i problemi di questo mondo e l’anima purificata può incontrarsi col suo creatore. La porta rappresenta anche Cristo stesso. Costruita interamente con pietra verrucana grigio rosata, veniva estratta principalmente dalle cave di “Sassabodda” ma anche e soprattutto dal “Bertolino”. Il tipo di muratura è ad “opus ordinatum” da scalpellino e nella facciata attuale e parte del fianco sinistro dietro il campanile fino ad una certa altezza si notano ancora dei filaretti di bozze disposti in maniera alternata grandi e piccole che trovano il suo prototipo in Sant’Alessandro in Lucca. La chiesa internamente misura metri 25,18 di lunghezza compreso l’abside per metri 9,08/9,43 di larghezza e presenta un altezza in  gronda di metri 7,80 e nel capomonte metri 9,50 per uno spessore dei muri di metri 0,60. La chiesa attuale è tuttavia il frutto di interventi di accrescimento documentati a partire dal 1309, come ci dice l’epigrafe in marmo murata in facciata: «Hoc opus ampletudinis et aumentihuius ecclesie sanctiBartholomei est inceptum in A.D. MCCCVIIII tempore presbyteriLuparellirectoris ecclesie predicte et BandiniGuidocti et DantisRanucciioperariorumdictioperis et Jacobinotariidictioperis» (Questa opera di ampiezza e accrescimento di questa chiesa di San Bartolomeo è iniziata nell’anno 1309 nel tempo del presbitero Luparello rettore della chiesa predetta e di Bandino Guidotto e Dante Ranucci operai della detta opera e del notaio Jacopo di detta opera). Infatti la chiesa precedente era più corta sicuramente di almeno nove metri ma era anche più stretta di almeno un metro e mezzo e più bassa di almeno mezzo metro.

Parte della vecchia costruzione rimasta pressoché indenne dai numerosi rifacimenti successiva a partire appunto dal 1309 si può notare oltre che per una certa altezza in facciata, nel fianco nord per circa un metro e nelle monofore che si aprono nello stesso fianco non troppo allungate e prive di decorazioni tipiche appunto dell’XI° sec.

La facciata presentava lo stesso portale della costruzione precedente e tra le paraste angolari e l’inizio degli spioventi del tetto vi era inserito un lungo cordolo di archeggiature cieche e capitelli riccamente scolpiti simili a quelli di coronamento dell’abside (vedi a tal proposito la chiesa di S. Andrea a Ceserana di Fosciandora).

Il portale era sormontato da una lunetta come l’attuale con un affresco, il tutto racchiuso entro un protiro con mensoloni e arco in pietra e sormontato da un finestrone quadro con dentro un occhio circolare. In chiesa si accedeva tramite una scalinata di pochi gradini. Nei fianchi si aprivano due monofore e una bifora con apertura esterna ad arco strombato (nel lato nord è ancora per buona parte leggibile) e nell’abside erano presenti tre monofore allungate a rappresentare la SS. Trinità.

 

Nella testata absidale si aprivano e si aprono tutt’ora sopra le capriate due finestrelle circolari con una a forma di croce al centro delle due che invece vogliono rappresentare l’antico e il nuovo testamento con Cristo in mezzo. Nell’estimo della chiesa lucchese del 1260 compare come dipendente dalla pieve di Compito con entrate per 180 lire lucchesi seconda solo alla stessa pieve. Il 10 febbraio del 1425 le fu concesso il privilegio del fonte battesimale e del cimitero, diventando di fatto una parrocchia a tutti gli effetti, staccandosi in parte dalla giurisdizione della pieve e il suo parroco da rettore ne diventa curato. L’interno risulta già modificato nel 400′, quando si lavora alla decorazione interna fin dal 1460. Presentava due altari laterali intitolati a S. Michele e S. Maria e quest’ultimo ebbe il 9 ottobre 1428 un rettore proprio nominato dallo spedale di S. Luca di Lucca per disposizioni testamentarie di Lorenzo Luporini. Nel 1488 il pittore Vincenzo di Antonio Frediani dipinge la magnifica ancona olio su tavola per l’altare maggiore con la Madonna in trono tra due angeli e i Santi Barolomeo, Giovanni evangelista, Apollonia e Maria Maddalena e più tardi la bottega del Civitali realizza tutto l’altare ligneo dorato e restaurato nel 1554 con lunetta e predella dipinte da Zacchia il vecchio. Dalla visita pastorale del 16 dicembre 1465 sappiamo che gli operai hanno in mano 20 ducati e fiorini 3 a 36 ricavati dalla vendita di una selva sopra Ruota che vogliono convertire proprio in una ancona per l’altare di S. Bartolomeo ossia il maggiore. L’intera opera costerà 108 ducati. Il Frediani dipinge anche la bandinella processionale con S. Bartolomeo nel verso e la Visitazione della Madonna nel recto. Nel 1562 viene unita al monastero di S. Ponziano di Lucca e nel 1572 si realizza il soffitto a cassettoni. Nel corso del 600′ è interessata da importanti lavori di rifacimento e abbellimento interni.

Fin dal 1612 Cosimo Ravani costruisce l’organo di cui si conservano ancora le canne in legno nell’attuale e nel 1627 per volere del curato dom GiovanBattista Dalle Pomme e dell’alfiere Stefano Barsocchi priore delle confraternite vengono eretti gli altari laterali intitolati a Maria SS, del Santo Rosario della neve e S. Michele e di proprietà della compagnia del Rosario eretta nel 1606, e sul lato opposto l’altare di S. Bartolomeo e della Visitazione di proprietà della compagnia del SS. Nome di Gesù che detiene anche l’altare maggiore fondata nel 1574. La visita pastorale del cardinale Buonvisi del 1660 cosi’ descrive la chiesa: Chiesa bene disposita et ben curata con il battisterio in man dritta all’ingresso (a destra) in ornamento in muro. Il fonte è di marmo con coperchio in legname al vero. L’altare maggiore è per dirimpetto all’entrata principale. E’ avulso e separato dalla tribuna, lapideo con l’ornamento in legno dipinto. L’icona rappresenta le immagini della Vergine con bambino San Bartolomeo e altri Santi. Dietro l’altare è la tribuna che è quasi tutta pitturata. A man sinistra dell’ingresso è l’altare della Beata Vergine, lapideo con ornamento in legno dipinto e dorato. Per icona a la statua della vergine vestita con drappi serici con l’immagine dei santi Domenico e Caterina.

Dal lato destro dell’ ingresso è l’altare di San Bartolomeo, lapideo con ornamento in  legno dorato e dipinto et ha per l’icona la statua di coccio di San Bartolomeo e l’icona con le immagini di Sant’Antonio abate e Santa Lucia.

Lavori alla muratura esterna come aperture e chiusure di finestre sono attestati nel 1715 e di nuovo nel 1798 si smontava la parte esterna della facciata  per problemi statici e parte del fianco destro e si toglieva il portico seicentesco eretto al posto del protiro tre-quattrocentesco. Nel rimontare la facciata e parte del fianco vengono riutilizzate le bozze decorate che ora si vedono riutilizzate qua e la. Altri importanti lavori riguardano l’organo rifatto e ingrandito insieme alla cantoria nel 1775 e la sistemazione della parte fonica dal maestro organaro Paolino Bertolucci prima e Domenico Pucci poi. Altri importanti lavori sono attestati nel 1893 e 1921 quando il pittore Vincenzo Coccia lavora alla completa decorazione interna di pareti altari e soffitto.

Gli ultimi lavori di restauro e adeguamento interno risalgono al 1967 quando il 24 agosto di quell’anno con una solenne celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo ausiliario Mons. Bartoletti e concelebrata da tutti i parroci del compitese veniva inaugurata. Nel 1980 veniva tolto dall’abside l’antiestetico sopratetto e veniva restaurata la sacrestia. La chiesa è dotata anche di una croce processionale della metà del trecento in lamina d’argento, una Madonna in trono dell’ambito di Andrea Pisano della metà sempre del trecento, un ciborio poi edicola per gli olii santi della bottega del Civitali, una acquasantiera con sottocoppa sbaccellato e fusto con nodo alla cui base reca lo stemma Buonvisi.

Interessante anche la statua di S. Bartolomeo in terracotta dipinta della bottega del Civitali (vedi la statua del profeta Isaia nella cattedrale di Genova) e il mobile per parati e pararsi della sacrestia in stile impero francese dei primi dell’800′.

Di seguito gli articoli pubblicati dalla Coccinella sulla Chiesa di San Bartolomeo