Il campanile

Il Campanile di Ruota

 

Il campanile è coevo del rifacimento della chiesa di San Bartolomeo,Ruota, infatti appena terminato l’ampliamento della chiesa nel maggio del 1333 si mette mano al campanile. Nella lapide murata nel lato nord si legge infatti:” A.n.D. MCCCXXXIII de mense maii hoc campanile fundatum est e… Tirus operarius eccl… Tantis Guidocto Badi. Andrea de Como M.” Fu fondato infatti nel mese di maggio di quell’anno da una squadra di valenti maestri comacini guidati appunto dal maestro Andrea da Como. E’ inserito direttamente sul muro della chiesa che presenta una differenza di spessore (da 0’60 cm a circa 1 metro) il che vuol dire che al momento dell’erezione della chiesa era previsto già in quel punto l’inserimento del campanile. Misura 22,30 metri di altezza per 4,90 di larghezza per uno spessore dei muri che va da 1,30 metri alla base fino a 0,60 cm alla sommità. Si presenta come una massiccia torre senza eccessive decorazioni esterne tranne qualche stemma rimurato sulla sommità dopo i lavori del 1757 che lo portarono allo stato attuale, tra cui rosette croci e ruote sopra la chiave di volta del finestrone ovest e gigli fiorentini nell’angolo del lato sud riconducibili al periodo di dominazione del castello e borgo da parte dei fiorentini (1438-1441). Presenta sul lato ovest due feritoie per arcieri che immettono sul piazzale, dovevano infatti proteggere l’ingresso principale da eventuali attacchi, un’altra è presente ad est e controllava il muro nord della chiesa. Quella più in alto è posteriore  e non assolveva a funzioni militari difensivi.

Infatti il campanile della Chiesa di San Bartolomeo oltre ad assolvere funzioni religiose assolveva anche ad obblighi civili e militari. Sappiamo che il comune di Ruota mantiene due uomini preposti alla guardia da tenersi anche sul campanile e uno statuto della comunità del 1380 prevede segnali di fumo in caso di pericolo dal campanile della chiesa (si vede infatti Castelvecchio di Compito) e il suono della campana grossa a stormo in caso di incendio di una selva a cui tutti gli uomini validi dai 16 anni in su devono prestare opere e mezzi per estinguere l’incendio. Il campanile in origine aveva finestre con centina dell’arco in cotto mentre tutta la struttura è costruita con pietre appena sbozzate ad opus ordinatum,forse per risparmiare sulla rifinitura o prevista successivamente poi non più eseguita (non va dimenticato che l’imponente e massiccia torre è stata terminata intorno al quarto decennio del trecento in piena epoca turbolenta di guerre carestie e pestilenze) come le cantonate sporgenti fino ad una certa altezza che dovevano aspitare i ritratti della committenza delle personalità di spicco di Ruota a quel tempo come il parroco gli operai il procuratore dell’opera i sindaci il podestà e i maestri scalpellini nonchè proprio maestro Andrea e gli stemmi delle casate.

Oltre le finestre di cui il lato nord ospita ancora la finestra arcivescovile e statale. Originaria vi era l’altana con tetto a doppio spiovente dove alloggiava la guarnigione preposta per la difesa in quanto appunto il campanile assolvendo funzioni militari poteva allarmare e poteva difendere ma non poteva assolutamente attaccare (vedi i campanili romanici della diocesi come S. Quirico in Petroio a Valgiano, S. Giorgio di Orbicciano e S. Andrea di Lucca per rendersi conto di come poteva essere il nostro campanile in origine). Importanti lavori di accrescimento si hanno nel 1757. In quell’anno si lavora alla sommità del campanile smontando la vecchia altana e alzarlo di almeno un metro e mezzo (sopra le finestre è ancora visibile il diverso stile di muratura, questo ad opus disordinatum da muratore tipico sei settecentesco, con l’inserimento anche di pezzi di laterizio) e realizzando cosi il più moderno tetto a padiglione rifatto completamente nel 1991; con i merli decorativi a coda di rondine o così era nell’intenzione dei muratori e l’allungamento dei finestroni che presentano differenze tra loro tanto da farne un unicum; molto probabilmente realizzati in epoche differenti tra loro come è documentata l’apertura del finestrone ad est nel 1758 per far passare la campana grossa tirata su a bicchiere.

Le Campane

Tali lavori infatti si eseguono non per problemi della struttura ma per abbellimento (non va dimenticato che in quegli anni anche il campanile della Pieve di Compito è stato innalzato e abbellito con quattro monofore, una vecchia foto del 1899 ce lo fa vedere, annullando cosi’ il campanile romanico che invece rimane fino alla cella campanaria) e soprattutto per l’intenzione di ospitare il nuovo concerto delle campane realizzate dalla bottega di Ludovico Bimbi di Villa Collemandina nel 1758 la piccola in LAb maggiore e la grande in SOLb maggiore. Sulle rispettive si legge infatti: An. Dom. 1758 Ludovici Bimbi fecit et Jo. Silv. presbiter, realizzata per volontà della compagnia del Rosario da Ludovico Bimbi al tempo del Curato Giovan Battista Landini. Stessa cosa per la grande fusa nel 1768 per volontà della compagnia del SS. Nome di Gesù da Ludovico Bimbi al tempo dello stesso parroco. Misurano rispettivamente 0,90×0,81 cm e 0,96×0,90 cm. L’orologio non più esistente fu eseguito nel 1663 ed era il parroco stesso che aveva l’onere di caricarlo. Importanti lavori sono stati eseguiti nel 1921 in seguito al terremoto del settembre del 1920 in cui per precauzione, dovuto anche al logorio delle oscillazioni, sono state inserite le catene in ferro e rifatte le scale in legno al posto di tre altane che spezzavano internamente la struttura. Il piano delle campane è invece in longarine di ferro con pignatte in laterizio del 1970 come pure l’incastellamento delle campane.

Frediano Mei,

tratto da ricerche varie su fonti di archivi parrocchiale, arcivescovile e statale.